Il nome
I viticoltori della Val Susa dove era tradizionalmente coltivato, ne ricordano varianti del nome anche piuttosto distanti, come:
“Bertacuciàt”
“Berlu ‘d ciàt”.
L’etimologia del nome è incerta, ma potrebbe derivare dalla particolare forma ellissoidale dell’acino, associato da alcuni alla forma degli escrementi di gatto (in dialetto locale “ciàt“) e per altri è un riferimento ai testicoli sempre del gatto.

Origine
Presenta un legame genetico con il cascarolo, antica cultivar del Torinese e del Basso Monferrato, di cui è quasi di sicuro un figlio.
Attualmente non si conosce il secondo genitore.
Si tratta di una cultivar assolutamente locale, la cui diffusione limitata potrebbe essere legata all’acidità delle uve forse considerata eccessiva per l’epoca.
Attualmente con il surriscaldamento globale l’acidità dell’uva si è molto ridotta.

Caratteristiche del vitigno e del mosto
Portamento assurgente
Molto sensibile all’ambiente

Accumulo di zuccheri contenuto
Alta acidità del mosto
Proprio per la buona dimensione dell’acino, oltre al livello zuccherino piuttosto contenuto, il Baratuciat era stato relegato all’utilizzo per produrre vini giovani.
Diffusione
Il Baratuciat pareva stranamente “isolato”, presente in un areale molto ristretto e dall’origine genetica e geografica sconosciuta.
Si indagò a lungo sulla possibilità che fosse arrivato da altrove, magari dalla vicina Savoia, ma senza successo.

Un po’ di storia
1887 – La prima citazione
La prima citazione del Baratuciàt si ha nel documento redatto dalla Commissione Ampelografica della Provincia di Torino, anno 1877,dove si segnalava la sua presenza in pochi esemplari esclusivamente nel comune di Villarbasse con il nome di “Berlon ‘d ciat bianco”
La quasi totale estinzione: i fattori determinanti
Due sono i fattori determinanti per la quasi estinzione del Baratuciàt:
Fillossera

Spopolamento delle campagne dopo la seconda guerra mondiale.
1991 – La Riscoperta: Giorgio Falca
Il merito della riscoperta di questo vitigno va data a Giorgio Falca che per un caso fortuito nel 1991 si trova a voler espiantare una pergola di uva bianca che suo nonno aveva piantato davanti casa.
Decise però di conservare alcuni tralci e di farli innestare su delle viti americane.
La prima vigna e le prime bottiglie
Con le prime barbatelle da origine a primi filari e successivamente alle prime bottiglie che destano stupore negli abitanti di Almese.

Facoltà agraria di Grugliasco: Giuliano Bosio
Giuliano Bosio rimane folgorato da questo vino e suggerisce all’amico Falca di far analizzare la varietà dall’Università di Agraria.
A seguito delle analisi sul Dna dei campioni viene confermato che si tratta di Baratuciàt.
2008 – Sperimentazione e iscrizione del vitigno nel Registro Nazionale
Nel 2008, la sperimentazione sul Baratuciàt è sfociata nell’iscrizione del vitigno nel Registro Nazionale e nell’elenco delle varietà idonee alla coltivazione in Piemonte.
Oggi – Diffusione e superficie totale

Negli ultimi anni ha guadagnato una superficie di coltura che con ogni probabilità non aveva mai avuto, non solo nell’area tipica della collina morenica torinese, ma anche nel Basso Monferrato e in altre aree viticole della regione, per una superficie totale attuale stimabile in poco più di 20 ettari.


