Un vitigno estremamente affascinante perché rappresenta l’anima antica e “contadina” del territorio saluzzese.
Saluzzo o Verduno?
Il Pelaverga negli ultimi anni ha ricevuto molte attenzioni per una denominazione differente, ossia quella di Verduno.

Va detto, però, che le due denominazioni sono si fatte con una varietà denominata Pelaverga ma non è la stessa.
Un tempo si pensava fossero la stessa pianta e che le differenze dipendessero solo dal terreno, ma studi degli anni Ottanta hanno confermato che sono “parenti” ma non identici.
Si tratta di due vitigni geneticamente distinti che condividono il nome:
- Pelaverga di Saluzzo (Pelaverga Grosso).
- Pelaverga di Verduno (Pelaverga Piccolo).
Il suo acino è piccolo e la produttività è contenuta. È il più celebre e ricercato, coltivato in una zona piccolissima delle Langhe principalmente a Verduno dove troviamo la sua denominazione Verduno Pelaverga Doc.
Il nome
La spiegazione più accreditata deriva dalla tecnica di potatura o di coltivazione. “Pela verga” indicherebbe l’atto di scortecciare o manovrare i rami (le verghe).
Caratteristiche Tecniche
È famoso per il suo profilo aromatico inconfondibile, dominato dal pepe nero. È un vino rosso chiaro, fresco, molto profumato e “beverino”.

È la varietà storica delle Colline Saluzzesi, nel cuneese, e in parte del torinese (dove viene chiamato anche Cari).
Si sviluppa su due denominazioni:
Colline Saluzzesi Pelaverga
Collina Torinese Carì
Come suggerisce il nome “Grosso”, ha acini e grappoli molto più grandi rispetto a quello di Verduno.
Produce un rosso meno complesso e meno speziato di quello di Verduno. Spesso viene vinificato come vino da pronta beva, talvolta anche in versioni leggermente vivaci o dolci (nel caso del Cari).
Origini

La sua culla è tra i comuni di Pagno, Castellar e Brondello, in provincia di Cuneo.
Si adatta a climi più freschi e pedemontani rispetto alle Langhe.
Un po’ di storia
Margherita di Foix
Si dice che il Pelaverga Grosso fosse il vino preferito della marchesa di Saluzzo Margherita di Foix nel XVI secolo. All’epoca era considerato un vino di grande prestigio, quasi “curativo”, tanto da essere spedito come omaggio a nobili e alti prelati in tutta Europa.
La leggenda afrodisiaca
Per secoli è stato considerato un vino dalle proprietà rinvigorenti e afrodisiache.
Si diceva che fosse il vino preferito dai nobili per le serate galanti, proprio per questa sua presunta capacità di “stimolare” la vitalità.
Il preferito dei Savoia
Nel XVIII secolo, il Pelaverga era molto apprezzato alla corte dei Savoia. Re Carlo Alberto ne era un grande estimatore, tanto da favorirne la diffusione nelle tenute reali di Pollenzo.
Il declino
Con l’arrivo della fillossera e la successiva industrializzazione, molti vitigni minori furono abbandonati a favore di varietà più produttive o famose (come il Nebbiolo o la Barbera).
La rinascita
Solo in tempi recenti, grazie alla caparbietà di alcuni viticoltori tra le colline di Chieri e del Saluzzese, il Pelaverga Grosso è stato recuperato e valorizzato, ottenendo il riconoscimento nelle DOC Collina Torinese e Colline Saluzzesi.




