Il nome
Slarinna, Cellerina, Balsamina, Cenerina e Slaréna in gergo dialettale.

Le varianti tradizionali del nome utilizzato per identificare il vitigno erano in sostanza tre di cui due più plausibili e una terza più remota.
Cenerina: fa riferimento all’abbondante pruina che si trova sull’acino, che avrebbe ricordato la cenere.
Cellerina: è una traduzione italiana del termine dialettale slarina o selarina, che potrebbe derivare da gelarina per via dell’uva in grado di resistere sulla pianta fino alle prime gelate.
Selar : ipotesi più remota, invece, è quella legata al termine dialettale selar (sedano), per un’analogia tra il fogliame a denti acuti e il gambo scanalato dell’ortaggio e le foglie e i tralci del vitigno.
Slarina: In questa indecisione etimologica, per l’iscrizione al Registro si scelse di utilizzare il termine Slarina perché riassumeva molte possibili etimologie. A onor del vero era stata anche la prima citazione a comparire nella letteratura storica.
Caratteristiche del vitigno
Vigoria Media.
Produttività buona ma inferiore alla Barbera.
Fertilità discreta.
Resistenza agli agenti patogeni buona.
Habitat e diffusione
I terreni ricchi di ferro unito alla buona vigoria del vitigno facevano della Slarina una varietà ideale per quella tipologia di areale.
Cenni storici
1798
La denominazione Slarina è quella impiegata dal conte Nuvolone (1798) nella più antica citazione conosciuta. La sua descrizione però fu anche causa del suo declino.
Conte Nuvolone
Egli affermava che su di essa era diffuso il proverbio:
Slarina, che poco o nulla va nella tina”,
ovvero che la resa in mosto ottenibile dai suoi grappoli era molto ridotta.
Rovasenda e Dalmasso
“Slaréna” e “Cellerina” sono i nomi che vengono utilizzati dagli studiosi più vicini a noi (di Rovasenda, 1877; Dalmasso, 1909) per tradurre i termini dialettali indicanti questo vitigno.

1884 – Oltrepò Pavese e Alessandrino

Questa prima denominazione, con le sue varianti (tra cui quella maschile Cellerino), potrebbe derivare da ‘Gelarina’ o da ‘Sellerina’, entrambi nomi attestati in Oltrepò pavese nel XIX secolo (Comm. Amp. Pavia, 1884).

Nell’epoca di maggior produzione di quest’uva, l’area circoscritta nel territorio delimitato tra Alessandria, Tortona e Novi Ligure (definito anche triangolo ferrettizzato) era il suo ambiente ideale.
Abbandono
L’abbandono è da attribuire al proliferarsi della fillossera.
Successivamente a quest’ultima, la Slarina venne sostituita con la Barbera, molto più produttiva e senza dubbio più richiesta.
La Ripresa
Negli ultimi anni, a seguito dell’iscrizione nel Registro delle varietà della vite, si stanno diffondendo nuovi impianti di Slarina nell’Alessandrino.
Tuttavia la superficie occupata ad oggi è di poco superiore ai 10 ettari.


